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Perché studiare le armi nella pratica della arti marziali

Nella pratica del Tai Chi o del Kung Fu è previsto anche lo studio delle armi tradizionali, ha senso oggi?

 

 
 

 
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"Le ragazze danzavano con i fazzoletti di seta. I fazzoletti sembravano prendere vita nell'aria mentre il loro insegnante cantava e teneva il ritmo con le mani. I fazzoletti sembravano volare e guizzare come uccelli intorno alle piccole danzatrici.

"Si ricorda", mi domandò Ehi, "quando le dissi che le sue mani dovevano muoversi come fossero fatte di seta?" "Si" risposi, "Ecco vede è questo quello che intendevo".

Per qualche ragione mi sembra il momento adatto per una domanda che da un po' di tempo mi ronzava in mente.

"Insegnante Ehi, vorrei chiederle una cosa." "Sì?" "Certe volte mi sento confuso, non capisco perché passo così tanto tempo a studiare il wushu. Io non devo picchiare nessuno, non ho mai partecipato ad uno scontro in vita mia, perché lo faccio?"

Ci pensò per un po', senza mai staccare gli occhi dalle danzatrici. Poi disse: "Non c'è bisogno di essere un picchiatore per amare il wushu. Se volesse davvero prepararsi a combattere, lei non studierebbe il wushu. Farebbe il soldato." Indicò la lancia che avevo in mano. "Guardi questa. Crede davvero che abbia qualche utilità pratica nel nostro secolo? Che potrebbe portarla con sé in caso di attacco e sentirsi presentabile? Ormai è un oggetto di valore culturale, non un'arma. Ma dovremmo per questo buttar via tutte le nostre lance e con quelle la tecnica e l'abilità con cui abbiamo imparato a usarle? Io non credo. Sembrerebbe uno spreco."

"Credo di capire che cosa intende, eppure, non riesco ancora a darmi una ragione per tutti i miei sforzi." L'insegnante Hei scrollò le spalle. "Non so" rispose "Perché allora danzare con i fazzoletti?".

Il brano di apertura di questo articolo è tratto dal libro "La spada e la seta", di Mark Salzman. Salzman nei primi anni Ottanta ha vissuto per circa due anni in Cina, appassionato di arti marziali, ha avuto modo di studiare con differenti maestri di wushu, approfondendo il Kung Fu, il Tai Chi, e altri stili.

Il libro è una sorta di diario della sua esperienza vissuta in Cina ed in particolare dei confronti con i differenti maestri. In molti passi del libro mi sono riconosciuto nei sentimenti, nelle sensazioni e nei dubbi che la pratica di un'arte marziale porta con sé.

In particolar modo credo che molti praticanti ad un certo punto si siano posti la domanda del perché praticare un'arte marziale, soprattutto se non finalizzata allo scontro fisico. Perché poi studiare oggi un'arma tradizionale, come una sciabola o una spada?

IL PARADOSSO: LE ARMI COME STRUMENTI DI CRESCITA

La pratica, e di conseguenza lo studio, delle armi tradizionali che le arti marziali cinesi contemplano, porta spesso a scegliere come luogo dove esercitarsi parchi e giardini. In particolare quando ci si dedica ad armi come l'alabarda, piuttosto che al bastone o alla lancia. Armi "lunghe", il cui uso richiede ovviamente molto più spazio rispetto allo studio delle tecniche a mani nude.

Questa esigenza è ancor più forte quando ci si trova con altri compagni di pratica per allenarsi. Questo vale per qualsiasi stile si pratichi. Sia per il Kung Fu, che per il Taijiquan (Tai Chi Chuan), che per il Wing Chun.

Quando scelgo di allenarmi all'aria aperta, in uno spazio "verde" pubblico, nonostante l'enorme concentrazione che metto nella pratica, la mia attenzione selettiva non esclude l'attività della mia attenzione periferica, che mi permette di avere consapevolezza di ciò che mi capita attorno.

Nel corso del tempo ho notato un differente atteggiamento da parte delle persone che si soffermano a guardarmi mentre mi alleno.

Se sono assieme ad altri praticanti di Taijiquan (Tai Chi Chuan), che si tratti dello studio della sciabola, piuttosto che dello studio del ventaglio o di qualsiasi altra arma, generalmente le persone si fermarno a guardare con interesse. Spesso scattano qualche foto con il telefonino o registrano un video.

Questo atteggiamento invece cambia quando conduco la pratica in solitaria. Soprattutto quando mi dedico allo studio dell'alabarda o della sciabola. Nonostante non siano dotate di filo, e non siano in grado di nuocere, le armi tradizionali hanno sempre un impatto "non positivo" nello spettatore.

È un atteggiamento che comprendo, molti studi di psicologia hanno evidenziato come le armi bianche, cioè le armi dotate di lama, esercitano una maggiore paura sul nostro subconscio rispetto alle armi da fuoco. Comprendo che vedere una persona, da sola, che si allena con una sciabola fa emergere nelle persone una sensazione di diffidenza e quasi di paura.

Viene meno quell'aspetto "scenografico" del vedere delle persone che si allenano, che eseguono magari delle forme (che tanto assomigliano ad una danza). E subentra invece un "pregiudizio negativo" nei confronti di chi mostra una passione e/o utilizza delle "armi". La domanda sorge spontanea "chi è quel tizio che sbraccia a tutta forza quella spada?".

L'altra domanda che probabilmente sorge nella mente di chi guarda è la seguente: perché dedicarsi allo studio delle armi tradizionali proposte dalle arti marziali, come il Kung Fu, il Taijiquan e il Wing Chun?

La risposta sintetica a questa domanda è la seguente: le armi oggi rappresentano la possibilità di studiare la cultura di un popolo, e sono degli strumenti di allenamento, un'occasione per mettersi alla prova e crescere nel fisico e nello spirito come persone migliori.
Come ben ha detto il Maestro Hei lo studio delle armi certo non serve ad andare in guerra.

LE ARMI: ATTREZZI PER ALLENARSI

Se si entra in una palestra qualunque, si possono trovare una varietà di attrezzature per allenarsi. La ciclette (ma perché non andare in bici?), il tapis-roulant (ma perché non andare a correre per i campi?), la macchina elittica per lo jogging (ma perché non adare a fare una bella passeggiata), i classici pesi (ma perché non andare a scaricare cassette al mercato), insomma una varietà di strumenti dalle forme pià diverse.

Le "armi tradizionali" nelle arti marziali non sono altro che strumenti per conoscere e percepire il proprio corpo.

Un'obiezione a questa mia affermazione potrebbe essere legata al fatto che le armi hanno la forma di armi vere che servono a far del male. È vero.

Ma i coltelli che usa un macellaio non possono essere usati come armi? Una pentola in acciaio inossidabile con fondo da 1 cm se usata per colpire la testa di una persona non fa male?

Come scriveva il famoso scrittore di fantascienza Philip K. Dick sulle pistole, non sono le armi in se che sono buone o cattive, ma è il come le si usa che rende le armi pericolose o innocue.

Lo studio delle arti marziali porta il praticante a conoscere, comprendere e superare le proprie paure ed i propri limiti, questa è l'unica vera sfida che il praticante è chiamato a compiere e le armi lo aiutano in questo compito.

La pratica delle arti marziali permette di esplorare e conoscere il proprio lato "violento", lato che ognuno di noi possiede, ed imparare a conoscerlo significa imparare a gestirlo e soprattutto renderlo silenzioso quando vuole emergere. 

TUTTO È FINALIZZATO ALLE ARMI

Oggi, quando si inizia lo studio di un'arte marziale, prima di dedicarsi allo studio di un'arma, in praticamente tutte le scuole, si deve prima passare per lo studio delle forme a mani nude.

Storicamente avveniva il contrario. Lo studio delle arti marziali, e più in generale delle tecniche di combattimento, partiva sempre con lo studio di un'arma.

Infatti saper utilizzare un'arma come una sciabola poteva fare la differenza tra l'essere uccisi o riuscire a sopravvivere. Questo valeva tanto per un soldato quanto per un semplice contadino.

Le armi sono sempre state prima di tutto uno strumento di difesa e solo dopo di offesa. Con il passare del tempo la nascita degli Stati nazionali ha portato all'istituzione dei corpi di polizi e la maggiore sicurezza derivata dallo sviluppo economico e della riduzione della criminalità, hanno reso sempre meno necessario dover apprendere l'uso di un'arma per la propria difesa.

Per poter comprendere le tecniche a mani nude diventa quasi imprescindibile lo studio di un'arma tradizionale. Infatti una delle maggiori differenze tra le tecniche a mani nude e le tecniche con le armi è la maggiore quantità di abilità coinvolte.

Se si affronta una persona a mani nude si danno e ricevono colpi, si può anche commettere qualche errore, ma se si affronta una persona con un'arma, è sufficiente un solo colpo per "uccidere o essere uccisi". Questo comporta che lo studio di un'arma costringe il praticante a mettere tutto se stesso, mente e corpo nello studio.

Questo anche oggi, nonostante le armi di metallo siano prive di filo, siano flessibili, o addirittura di legno e quindi praticamente innocue.

L'uso di un'arma costringe il praticante ad ascoltare il proprio corpo in modo differente, offre l'opportunità di crescere fisicamente e di migliorare le tecniche a mani nude, e soprattutto permette di far diventare arte, cioè bellezza, ciò che è stato concepito in passato per distruggere.

Francesco Russo

 

 
 

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