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Arti marziali cinesi

La tradizione del wushu, le arti marziali cinesi. Alcuni cenni per comprendere una disciplina millenaria.

 

La Forza e i Misteri del Kung Fu

 
 

 
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Ogni cosa diventa comprensibile se si considera la sua storia.

Le arti marziali cinesi sono state nutrite, per diversi millenni, dalla cultura tradizionale cinese. Nel corso dei secoli è capitato spesso che sono state messe fuori legge dagli imperatori, che temevano che le scuole di arti marziali diventassero potenziali nuclei di resistenza alla loro autorità.

Tuttavia malgrado le innumerevoli repressioni e divieti, i differenti stili di arti marziali non si sono mai estinti. Al contrario come la fenice che rinasce dalle sue ceneri, e grazie all’attività clandestina dei suoi praticanti, si sono sviluppate e diffuse.

Esse esercitavano un certo potere d’attrazione presso il popolo, che trovava in esse un mezzo per lottare per la propria indipendenza ed autonomia.

Oggi il Wushu (Vô Thuật) si è arrichito grazie all’esperienza e all’apporto personale di migliaia di praticanti. Esistono centinaia di scuole e stili di wushu che rappresentano la "sintesi" della saggezza e della cultura del popolo cinese.

Ogni etnia sviluppo uno o più stili, come la minoranza degli “Hui”, i cinesi musulmani, che dettero vita a varie scuole famose (Pao Quan, Hua Quan, Hong Quan, Baji Quan…) e da cui sono usciti grandi maestri, come Wang Ziping (1883-1973) ispiratore della rinascita della boxe Zha Quan.

Origini ed evoluzione del wushu

Come tutte le altre arti il wushu, in occidente impropiamente chiamato kung fu, si è evoluto nel corso del tempo. Nato principalmente per scopi di caccia, quindi sostentamento, e di difesa.

L’uomo per necessità dovette affrontare un ambiente spesso ostile ed i primi stili trassero ispirazione proprio dalla natura. Questo spiega il perché gli stili zoomorfi rivestano una così grande importanza nel kung fu cinese (per esempio lo stile del serpente, della gru, della tigre…)

La società feudale cinese ha assistito al moltiplicarsi delle guerre tra le etnie e i differenti regni (epoca dei regni combattenti dal 770 al 221 a.C. ).

Per gli uomini che partivano per il campo di battaglia apprendere le arti marziali diventava molto importante. Le tecniche che “funzionavano”, che si rivelavano più efficaci, durante i combattimenti venivano conservate e memorizzate in successioni stabilite che divennero le premesse delle forme codificate (Taolu/Quyen).

Questa pratica, dettata dall’efficacia delle tecniche utilizzate, ebbe l’effetto di rendere comune l’arte del combattimento cinese, raggruppando i praticanti in specifiche correnti tecniche (Men/Kỹ thuật), che divennero un po’ più tardi vere e proprie scuole (Jia/Trường học), con regole (Lunfa/Quy định) e un’etica marziale (Wude/Võ đạo đức) ben precisa.

A partire dalla dinastia dei Qin (221-206 a.C.) apparvero tecniche codificate di combattimento a due, sotto la dinastia Han (206 a.C.-220 d.C.) nacquero vari tipi di boxe imitativa, quali il Tang lang quan (“boxe della Mantide religiosa”) nello Shandong, la provincia considerata la culla delle arti marziali.

Sotto la dinastia Tang (618-908) vennero istituiti i primi esami di wushu con la consegna di medaglie e diplomi.

È con la dinastia dei Song (960-1279), a seguito di numerose aggressioni da parte dei Mongoli che gli imperatori favorirono la diffusione e la pratica delle arti marziali così che il popolo potesse difendersi efficacemente contro gli invasori.

Furono fondate scuole per divulgare il sapere dei grandi maestri, famosi per la conoscenza dell’arte militare e l’abilita nel wushu.

La dinastia Ming (1368-1644) segnò innegabilmente l’epoca d’oro delle arti marziali. Cominciarono a circolare alcuni trattati, fino a quel momento le arti marziali venivano trasmesse oralmente; il celebre generale Qi Jiguang (1528-1587) iniziò a stilare le basi del futuro stile Chanquan (“stile della boxe lunga”).

Con l’inizio del regno della dinastia dei Qing (1644-1911) il wushu entrò nel suo periodo più buio. Venne vietata la pratica delle arti marziali per paura di possibili rivolte (la pratica fu riservata esclusivamente ai militari). Nonostante questa politica il wushu restò profondamente radicato nelle campagne e si sviluppò in varie società segrete (Hong).

Dopo la proclamazione della Repubblica Popolare Cinese (nel 1949), il wushu si sviluppò in due diversi modi e con la rivoluzione culturale venne separato dalla sua tradizione marziale.

Nelle regioni che non facevano parte della Cina nazionalista (Hong Kong e Taiwan), le arti marziali hanno conservato la loro peculiartià di discipline marziali.

 

 
 

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